Educare, non punire: il cervello adolescente e la spettacolarizzazione del "minore violento"
Il nostro governo propone nuovi stili punitivi rinforzati per i nostri figli. Quando uno stato fallisce.
Emanuela Sara Caldora, Grazia Pirolo
10/25/20265 min read


Educare, non punire: perché la scienza è dalla parte dei ragazzi
Negli ultimi giorni il dibattito pubblico italiano si è concentrato sulla violenza giovanile. Il caso di un ragazzino di appena 11 anni è rimbalzato tra telegiornali e social, accompagnato da video, commenti e richieste di pene esemplari. Il 20 ottobre 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile che, tra le altre misure, introduce una presunzione di imputabilità per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, estende il fermo ai minorenni e prevede conseguenze per i genitori dei minori di 14 anni.
Fino a oggi il nostro ordinamento chiedeva al giudice di accertare, caso per caso, se il minore fosse capace di intendere e di volere. Con il decreto l'onere si inverte: la maturità si presume, e tocca alla difesa dimostrare il contrario. È un cambiamento simbolicamente enorme a fronte di numeri minimi: nel 2024 le pronunce di non imputabilità per immaturità sono state 60 su 11.846 procedimenti, lo 0,54%.
Come future psicologhe, vorremmo spostare l'attenzione da una domanda (quanto punire?) a un'altra: che cosa sappiamo del cervello e del comportamento di chi ha tra gli 11 e i 17 anni?
Un cervello in costruzione
Le neuroscienze dello sviluppo descrivono l'adolescenza come una fase di squilibrio temporaneo. Il sistema socio-emotivo, legato alla ricompensa e alla sensibilità al giudizio dei pari, si attiva intensamente con la pubertà. Il sistema del controllo cognitivo, che dipende soprattutto dalla corteccia prefrontale, matura invece lentamente, fino ai primi vent'anni (Casey et al., 2008; Giedd et al., 1999; Steinberg, 2008).
Questo non significa che un quattordicenne non distingua il bene dal male. In condizioni calme, la sua capacità di ragionamento è già vicina a quella adulta. Il punto è un altro: in presenza di forte attivazione emotiva, di provocazione o del gruppo, la capacità di fermarsi cala drasticamente. In uno studio classico, la sola presenza dei coetanei raddoppiava i comportamenti rischiosi negli adolescenti, ma non negli adulti (Gardner & Steinberg, 2005). Una ricerca su oltre 5.000 giovani in undici Paesi conferma che la maturità cognitiva arriva prima della maturità psicosociale (Icenogle et al., 2019).
Presumere che un ragazzo sia pienamente responsabile come un adulto significa ignorare proprio la differenza che la scienza ha documentato.
La punizione esemplare non funziona
L'idea che una pena dura e visibile dissuada gli altri è intuitiva, ma i dati la smentiscono. Una revisione Cochrane sui programmi "Scared Straight", che mostrano ai ragazzi il carcere per spaventarli, ha rilevato che i partecipanti commettevano più reati, non meno (Petrosino et al., 2013). Uno studio longitudinale canadese ha mostrato che il coinvolgimento precoce nel sistema giudiziario minorile aumentava la probabilità di criminalità in età adulta, a parità di comportamento iniziale (Gatti et al., 2009).
La maggior parte dei comportamenti antisociali adolescenziali, inoltre, è limitata a questa fase della vita e si esaurisce spontaneamente (Moffitt, 1993). Il rischio maggiore è proprio interrompere questo percorso naturale con l'etichetta di "criminale".
La spettacolarizzazione: un danno nel danno
C'è poi un aspetto che non riguarda le leggi ma la cultura: la diffusione online di video, volti e storie di ragazzi violenti, usati come esempio di "cosa succede a chi sbaglia". Dal punto di vista psicologico, la gogna pubblica produce vergogna più che senso di colpa. Il senso di colpa riguarda l'azione ("ho fatto una cosa sbagliata") e spinge alla riparazione. La vergogna riguarda il sé ("sono una persona sbagliata") e spinge alla chiusura, alla rabbia e all'identificazione con il ruolo assegnato (Tangney et al., 2007). Un ragazzo esposto pubblicamente perde la possibilità di essere altro rispetto al suo gesto peggiore. E chi guarda, spesso altri ragazzi, non impara la responsabilità: impara l'umiliazione.
La stessa Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ratificata dall'Italia, chiede che il trattamento dei minori in conflitto con la legge tenga conto dell'età e favorisca il reinserimento, rispettando pienamente la loro vita privata (art. 40).
Che cosa funziona davvero
Una meta-analisi su oltre 500 studi ha mostrato che gli interventi più efficaci nel ridurre la recidiva sono quelli terapeutici: counseling, sviluppo delle competenze, approcci multisistemici e riparativi. Quelli basati sul controllo e sulla deterrenza hanno effetti nulli o negativi (Lipsey, 2009).
Il sistema penale minorile italiano, nato con il DPR 448/1988, è stato a lungo un modello internazionale proprio perché metteva al centro l'educazione: messa alla prova, mediazione, percorsi individualizzati.
In conclusione
Un bambino o un adolescente che commette violenza è quasi sempre il segnale di qualcosa che non ha funzionato attorno a lui: famiglia, scuola, comunità, servizi. Rispondere aumentando la pena e l'esposizione pubblica sposta il problema senza risolverlo. Rispondere con educazione, presa in carico e riparazione è più difficile, meno spettacolare, ma è ciò che la scienza indica come efficace.
I ragazzi vanno educati, non puniti. E soprattutto, non vanno trasformati in uno spettacolo.
Riferimenti bibliografici
Casey, B. J., Jones, R. M., & Hare, T. A. (2008). The adolescent brain. Annals of the New York Academy of Sciences, 1124(1), 111–126. https://doi.org/10.1196/annals.1440.010
Gardner, M., & Steinberg, L. (2005). Peer influence on risk taking, risk preference, and risky decision making in adolescence and adulthood: An experimental study. Developmental Psychology, 41(4), 625–635. https://doi.org/10.1037/0012-1649.41.4.625
Gatti, U., Tremblay, R. E., & Vitaro, F. (2009). Iatrogenic effect of juvenile justice. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 50(8), 991–998. https://doi.org/10.1111/j.1469-7610.2008.02057.x
Giedd, J. N., Blumenthal, J., Jeffries, N. O., Castellanos, F. X., Liu, H., Zijdenbos, A., Paus, T., Evans, A. C., & Rapoport, J. L. (1999). Brain development during childhood and adolescence: A longitudinal MRI study. Nature Neuroscience, 2(10), 861–863. https://doi.org/10.1038/13158
Icenogle, G., Steinberg, L., Duell, N., Chein, J., Chang, L., Chaudhary, N., Di Giunta, L., Dodge, K. A., Fanti, K. A., Lansford, J. E., Oburu, P., Pastorelli, C., Skinner, A. T., Sorbring, E., Tapanya, S., Uribe Tirado, L. M., Alampay, L. P., Al-Hassan, S. M., Takash, H. M. S., & Bacchini, D. (2019). Adolescents' cognitive capacity reaches adult levels prior to their psychosocial maturity. Law and Human Behavior, 43(1), 69–85. https://doi.org/10.1037/lhb0000315
Lipsey, M. W. (2009). The primary factors that characterize effective interventions with juvenile offenders: A meta-analytic overview. Victims & Offenders, 4(2), 124–147. https://doi.org/10.1080/15564880802612573
Moffitt, T. E. (1993). Adolescence-limited and life-course-persistent antisocial behavior: A developmental taxonomy. Psychological Review, 100(4), 674–701. https://doi.org/10.1037/0033-295X.100.4.674
Petrosino, A., Turpin-Petrosino, C., Hollis-Peel, M. E., & Lavenberg, J. G. (2013). "Scared Straight" and other juvenile awareness programs for preventing juvenile delinquency. Cochrane Database of Systematic Reviews, (4), CD002796. https://doi.org/10.1002/14651858.CD002796.pub2
Steinberg, L. (2008). A social neuroscience perspective on adolescent risk-taking. Developmental Review, 28(1), 78–106. https://doi.org/10.1016/j.dr.2007.08.002
Tangney, J. P., Stuewig, J., & Mashek, D. J. (2007). Moral emotions and moral behavior. Annual Review of Psychology, 58, 345–372. https://doi.org/10.1146/annurev.psych.56.091705.145536
Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448. Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni.
Organizzazione delle Nazioni Unite. (1989). Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Ratificata dall'Italia con Legge 27 maggio 1991, n. 176.
Presidenza del Consiglio dei Ministri. (2026, 20 ottobre). Decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile [Comunicato del Consiglio dei Ministri]. Da completare con gli estremi della Gazzetta Ufficiale.
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